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Lavoro e maternità: un binomio inconciliabile?

Quali sono i diritti di una mamma lavoratrice, a quanti giorni di congedo obbligatorio si ha diritto, chi può richiedere la maternità facoltativa… I dubbi di una donna in dolce attesa sono tanti.

Scritto da Miniland

marzo 1, 2017

Tempo di lettura: 4 minuti

In Italia, lavoro e maternità sono davvero incompatibili? Cerchiamo di analizzare la situazione, anche facendo un confronto con quello che accade negli altri Stati europei.

 L’Italia può fare ancora molto per migliorare le condizioni lavorative delle madri, ma bisogna riconoscere che, rispetto alla maggior parte dei Paesi europei, in materia di lavoro e maternità vengono concesse numerose tutele, almeno per quanto concerne i congedi e le retribuzioni.


Cosa dice la legge in Italia

Il D.Lgs. n. 151 del 26 marzo 2001, ovvero il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità (aggiornamento a luglio 2016), contiene le misure per la “conciliazione delle esigenze di cura, vita e di lavoro”.

Lavoro e maternità: un binomio inconciliabile?

In questo testo, quindi, sono indicate le disposizioni che garantiscono alle donne gli strumenti economici (e non solo) per poter gestire la gravidanza e la maternità senza essere costrette a rinunciare al proprio percorso professionale e alla carriera, anche attraverso un incentivo a un maggiore coinvolgimento degli uomini nella vita familiare.

Il decreto stabilisce che il datore di lavoro è obbligato a riaffidare alla mamma lavoratrice il ruolo, i compiti e le funzioni che svolgeva prima della maternità. La neo mamma, inoltre, non può essere licenziata dall’inizio della gravidanza fino al compimento del primo anno di vita del bambino, ad eccezione di licenziamento per giusta causa, cessazione dell’attività aziendale e risoluzione del rapporto di lavoro per scadenza del termine.

Il periodo di astensione dal lavoro concesso alla mamma è di 5 mesi (2 precedenti la data del parto e 3 successivi, o viceversa). Questo è il cosiddetto congedo di maternità obbligatorio: ma non è l’unico tipo di congedo a cui una mamma ha diritto.

Maternità facoltativa

La maternità facoltativa (propriamente detta congedo parentale) è un periodo di astensione dal lavoro successivo alla periodo di maternità obbligatoria.

Le mamme lavoratrici dipendenti (e, in certe occasioni, anche le lavoratrici parasubordinate, le libere professioniste e lavoratrici autonome) hanno diritto ad un periodo di astensione dal lavoro di 6 mesi, da usufruire nell’arco dei primi 12 anni di vita del bambino (novità introdotta dal Job Act, prima il limite massimo era 8 anni).

Congedo per allattamento

È un permesso orario giornaliero per l’allattamento che una mamma lavoratrice dipendente può richiedere nel corso del primo anno di vita del bambino. Può decidere se fare due pause di un’ora ciascuna o un’unica pausa di due ore.

Congedo di malattia del bambino

Si tratta di un permesso di astensione dal lavoro per accudire il bimbo malato, e può essere richiesto sia dalla mamma che dal papà.

Oltre ai permessi che possono essere richiesti dalla mamma, esiste anche il congedo di paternità. I papà hanno diritto a due giorni di congedo retribuiti al 100%. È inoltre possibile richiedere altri due giorni, a patto che la mamma rinunci a due giorni del proprio congedo.

Lavoro e maternità negli altri Paesi europei

Ma cosa succede alle mamme degli altri Paesi? Secondo una recente indagine svolta dallo studio legale Daverio & Florio, che in Italia rappresenta Innangard, sul podio degli Stati più virtuosi per quanto riguarda i diritti relativi a lavoro e maternità ci sono senz’altro Regno Unito, Italia e Francia. Sì, perché contrariamente al pensiero comune le mamme lavoratrici italiane godono di congedi e retribuzioni maggiori rispetto al resto d'Europa. Meglio di noi fa solo il Regno Unito, dove le mamme hanno diritto a 52 settimane di congedo (26 obbligatorie e 26 aggiuntive). I papà possono chiedere invece una o due settimane di congedo, purché abbiano maturato almeno 26 settimane di lavoro consecutive.

In Francia le mamme possono richiedere un congedo di 16 settimane. Se la donna ha due figli il congedo può arrivare a 26 settimane, se ha partorito dei gemelli a 34 settimane.

Inoltre, è previsto un periodo di tre anni di “congedo a progetto”, in cui vengono garantiti bonus per la baby sitter o l’assistenza ai piccoli. I papà, invece, possono richiedere 3 giorno facoltativi alla nascita e 11 consecutivi a scelta.

In Germania sono garantite alle mamme 14 settimane di congedo, 6 prima del parto e 8 dopo la nascita. I neopadri hanno diritto a un solo giorno di congedo.

In Spagna il congedo di maternità è di 16 settimane che vengono retribuite integralmente. Di queste settimane, 6 sono obbligatorie e devono essere godute dopo il parto, mentre le altre sono a discrezione della lavoratrice. I papà spagnoli, al momento, possono stare a casa per 13 giorni, ma da quest’anno la durata arriverà a 4 settimane.

Infine, in Olanda sono garantite 16 settimane obbligatorie pagate al 100%, a cui si possono aggiungere, fino agli 8 anni del bambino, altre 26 settimane non retribuite.

Come è possibile notare da questi esempi, se l’Italia è all’avanguardia rispetto alla maggior parte dei Paesi europei per quanto riguarda la tutela delle madri rispetto a congedi e retribuzioni, ha ancora molta strada da fare relativamente ai diritti dei padri. In Italia i giorni di congedo obbligatorio sono solo due (aumenteranno a 4 nel 2018) mentre i papà francesi, inglesi e spagnoli possono trascorrere insieme al loro bimbo molti più giorni.


 

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