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Tempo di lettura: 3 minuti

Di solito, l’intolleranza al lattosio si verifica in età adulta. Ma a volte interessa anche i bambini e i neonati. Ecco come riconoscere questo disturbo e affrontarlo con serenità

Intolleranza al lattosio: di cosa si tratta esattamente? Essere intolleranti al lattosio vuol dire essere sprovvisti (o carenti) della lattasi, l’enzima necessario per digerire questa sostanza. Il disturbo di solito colpisce gli adulti, ma può interessare anche i bambini (generalmente tra i 2 e i 5 anni).


Le cause

L’intolleranza al lattosio può avere diverse cause. La forma genetica (o forma primaria) è generata dal deficit di produzione della lattasi, e si può manifestare sia nel bambino, durante la fase di svezzamento, sia nell’adulto. La forma acquisita (o forma secondaria) è causata da patologie come infiammazioni e infezioni dell’intestino, celiachia e sindrome dell’intestino irritabile. È una forma transitoria: si risolve nel momento in cui si guarisce dalla malattia responsabile. Esiste anche una terza forma, molto rara, chiamata congenita. In questo caso, il disturbo ha origine da mutazioni a carico del gene che codifica l’enzima della lattasi. La lattasi è quindi completamente assente fin dalla nascita, ed è una condizione che persiste per tutta la vita.

intolleranza al lattosio nei bambini


Come individuare l’intolleranza al lattosio

Come capire se il tuo bambino è intollerante al lattosio? Innanzitutto, presta attenzione ai sintomi. Se soffre di diarrea, flatulenza, nausea, gonfiore, crampi e dolori addominali potrebbe avere l’intolleranza: sono le conseguenze della fermentazione del lattosio non digerito ed assorbito da parte della flora microbica intestinale. Attenzione, potrebbe: perché questi sono i campanelli d’allarme di molte altre tipologie di disturbi gastrointestinali. Per capire in modo più chiaro se il tuo bambino è intollerante oppure no, puoi togliere i latticini dalla sua dieta. Se vedi che i suoi sintomi si interrompono, allora è probabile che l’origine dei suoi disturbi sia proprio questo.

Hai ragione di credere che i tuoi sospetti siano fondati? Rivolgiti subito a uno specialista: attraverso dei semplici test potrà confermare o meno i tuoi dubbi. L’esame più diffuso è il breath test. Si fa assumere al bambino una certa quantità di zucchero (per esempio, 20 grammi di lattosio) sciolto in acqua, e nel tempo successivo si analizzano i gas espirati dal paziente. L’obiettivo è individuare la dose di idrogeno nel respiro, un valore direttamente collegato alla fermentazione intestinale dello zucchero non assorbito.

Inoltre, il medico potrà indicarti quali sono gli integratori più adatti da inserire nella dieta del piccolo. Già, perché eliminare completamente il latte non è l’ideale per la crescita. Il latte contiene delle sostanze troppo importanti, come la vitamina k, il calcio e i sali minerali. Con dei buoni integratori sarai certa che queste sostanze non mancheranno nell’alimentazione del bambino.

Però… c’è una buona notizia. Nei neonati esiste una forma di intolleranza al lattosio che è solo transitoria, quindi “l’astinenza da latte” potrebbe essere solo una piccola fase. Armati di pazienza: con un po’ di fortuna il problema si risolverà da solo!


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